Il permesso di soggiorno per “grave sfruttamento lavorativo”

Arriva dal Veneto una storia di sfruttamento ma anche di speranza per diversi profughi che dopo essere stati sfruttati per alcuni lavori agricoli nel Polesine e nel Padovano ora hanno ottenuto il permesso di soggiorno.

Tutto è partito lo scorso anno quando un 28enne marocchino residente in Italia secondo le ricostruzioni si sarebbe comportato come un normale ‘caporale’.

Avrebbe infatti avrebbe convinto 33 profughi (24 uomini, 8 donne e anche un minorenne) a lavorare per lui. Li aveva raccolti in alcuni centri di accoglienza di Este, Monselice e Villa Estense ma anche in altri posti frequentati da migranti alla ricerca di un lavoro.

Tutti i suoi ‘dipendenti’ venivano poi impiegati nella raccolta di pomodori in alcuni campi del Polesine e della Bassa Padovana. I soldi andavano al marocchino che però poi nei girava solo una minima parte ai lavoratori.

In alcuni casi le donne sarebbero state costrette a lavorare per 10 ore al giorno prendendo solo 4 euro l’ora, tenendo al contempo anche i loro neonati in braccio o in collo.

I fatti però erano arrivati alle orecchie di Alberto Ruggin, esponente locale di + Europa ma anche educatore presso una cooperativa locale. Così è stato lui a presentare denuncia ai carabinieri e le indagini, subito scattate, hanno portato alla luce lo sfruttamento dei lavoratori stranieri.

Il marocchino è stato identificato e accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, quindi rinviato a giudizio. Ma al momento è irreperibile, perché avrebbe fatto ritorno nel suo Paese di origine.

Alcuni degli stranieri sfruttati comunque nel processo si sono costituiti parte civile, in modo da ottenere interamente i compensi mai riscossi, oltre ai contributi e ad un risarcimento per i danni morali subiti con quel trattamento.

Intanto però una prima vittoria è arrivata. I migranti infatti hanno presentato anche domanda per ottenere permessi di soggiorno validi sei mesi per i richiedenti asilo coinvolti.

Un caso specifico previsto dal decreto Salvini, un tipo di permesso per “grave sfruttamento lavorativo” che rientra quindi pienamente nella legge.

Gli stranieri con in permesso di soggiorno che collaborano con la giustizia, oppure provano di essere stati vittima di sfruttamento e aiutano a rintracciare i colpevoli ottengono il permesso di soggiornare regolarmente in Italia.

Alcuni degli stranieri sfruttati comunque nel processo si sono costituiti parte civile, in modo da ottenere interamente i compensi mai riscossi, oltre ai contributi e ad un risarcimento per i danni morali subiti con quel trattamento.

Intanto però una prima vittoria è arrivata. I migranti infatti hanno presentato anche domanda per ottenere permessi di soggiorno validi sei mesi per i richiedenti asilo coinvolti.

Un caso specifico previsto dal decreto Salvini, un tipo di permesso per “grave sfruttamento lavorativo” che rientra quindi pienamente nella legge.

Gli stranieri senza permesso di soggiorno che collaborano con la giustizia, oppure provano di essere stati vittima di sfruttamento e aiutano a rintracciare i colpevoli ottengono il permesso di soggiornare regolarmente in Italia.

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