Appello in seguito ai fatti di sabato 10 dicembre alla Continassa
Sabato 10 dicembre alcuni abitanti del quartiere periferico delle Vallette di Torino si sono riuniti
spontaneamente per “ripulire la Continassa”, accampamento rom che sorge nei pressi delle loro
abitazioni. Hanno dato vita ad un vero e proprio pogrom.
La causa scatenante della loro azione sono state le parole di una ragazzina di 16 anni residente alle
Vallette, la quale, per paura delle reazioni della famiglia alla sua “prima volta”, ha denunciato uno stupro
ad opera di due stranieri, molto probabilmente rom.
Quando ha smentito la sua versione dei fatti, confessando di essersi inventata tutto, la Continassa era già
stata data alle fiamme.
Questa sequenza di fatti di inaudita violenza deve aprire lo spazio per diverse e necessarie riflessioni, che
portino ad un’azione sociale e politica che abbia il coraggio di tenere in considerazione che questo è uno
dei volti della nostra società.
Tre sono, in particolare, i punti che ci paiono imprescindibili per l’avvio di qualunque percorso che non
voglia limitarsi alla mera retorica.
Il primo è che la crisi che ha colpito l’Italia negli ultimi anni non è un problema soltanto economico, è una
questione sociale: per questo è necessario innescare percorsi di uscita dallo stato di prostrazione attuale
che siano equi, che siano solidali. Se si va, invece, nella direzione di impoverire – a livello economico, e di
conseguenza anche a livello di possibilità di crescita sociale e culturale - chi già povero è, il rischio è
quello di una tensione crescente e sempre meno controllabile ai bordi più bassi della società – che,
inevitabilmente, andranno allargandosi.
Il rischio è quello di un conflitto tra ultimi e penultimi che porta ad episodi come quello di sabato sera; e
qui sta il secondo punto. È necessario rendersi conto che il razzismo, il meccanismo del capro espiatorio,
la paura del diverso e dello straniero in questo momento non sono una patologia della società: sono
diventati senso comune, a tal punto che per una ragazzina la scusa più semplice per non confessare ai
suoi genitori la perdita della verginità è quella di inventarsi uno stupro ad opera di rom.
Resa impotente dalle attuali condizioni in cui viviamo, la periferia della nostra società sfoga la sua rabbia
contro il suo prossimo “diverso”: l’esigenza pressante di operare per disinnescare questo meccanismo è il
terzo punto che vorremmo sottolineare.
Due anni e mezzo fa accadde a Ponticelli, nelle periferie di Napoli, quello che è accaduto sabato sera nelle
periferie di Torino. La risposta delle istituzioni fu quella di dichiarare lo stato di emergenza sulla questione
Rom: il Consiglio di Stato ha da poco dichiarato illegittimo quello “stato di emergenza”, in quanto
scaturito da logiche xenofobe, e a due anni di distanza evidentemente all’”emergenza” non è stata data
risposta. È necessario superare l’idea dell’ “emergenza”e lavorare per la cittadinanza reale e per i diritti
reali di chi è sul nostro territorio. È necessario agire per fare in modo che la comunità rom possa essere
soggetto di un percorso reale di integrazione, che porti ad uscire dalla logica del “diverso”. È necessario
garantire ai cittadini di tutte le periferie, umane e urbane lo stesso livello di diritti, pari dignità e sicurezza
umana. Non si tratta di politiche straordinarie, bensì della ordinaria realizzazione dei diritti fondamentali
che la Costituzione garantisce a ciascuno di noi.
Sempre nella primavera del 2009, l’Italia respingeva sulle coste della Libia centinaia di migranti africani
che avevano tentato lo sbarco a Lampedusa: lo faceva con il plauso di una società che parlava, allora
come oggi, di “invasione”. Nella primavera del 2009, un comitato di associazioni diede vita alla campagna
antirazzista “Non aver paura”: oggi, lo stesso comitato anima la campagna “L’Italia sono anch’io” e sta
raccogliendo le firme per la cittadinanza e il diritto di voto ai migranti.
Ci auspichiamo che lo stesso possa avvenire con le comunità rom e sinti, che al tempo dell’indignazione –
così acuta dopo i fatti di sabato – segua il tempo del lavoro e del progetto di cambiamento e di
cittadinanza, il necessario tempo della costruzione di una società più equa, dove non ci sia spazio per
ultimi e diversi.
Per queste ragioni vogliamo scendere in piazza tutti uniti, compatti nel dirlo con forza che “chi non ha
diritti non conosce doveri”, ad un'intollerabile manifestazione di violenza senza precedenti vogliamo
rispondere con un gesto di pace e di fratellanza.
Sabato 17 dicembre ore 18 in Piazza Carignano troviamoci tutti insieme e sfiliamo per le
strade di Torino abbellite per un Natale che rischia, anche quest'anno, di non essere una festa
di tutti.
PRIMI FIRMATARI:
Cgil Piemonte - Cgil Torino – Lvia - Orbita Ubuntu - Acli Piemonte - Libera Piemonte – Acmos - Arci
Piemonte - "L'Italia sono anch'io" – CICSENE - inMovimento Torino - Movimento 2 Giugno - Popolo
Viola Torino – CISV - Associazione Islamica delle Alpi - ASS. Hatun Wasi - centro Argentino –
Bucovina - Gruppo Abele – Aizo - Officine Corsare – Fiom - Immigra Arci Torino..