Articolo 18, Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
“ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”.
Articolo 26, comma 2, Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
“l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia tra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace”.
In Italia, la dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, per quanto riguarda la religione, è declinata nell’articolo 8 della nostra Costituzione:
“tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastano con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati sulla base di intese con le relative rappresentanze.”
Inoltre, l’articolo 19 rafforza questo concetto, passando dalla confessione in generale ai singoli cittadini:
“tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Ultimamente, proprio Torino è stata oggetto di numerose discussioni e polemiche in merito a questo tema, in particolare riguardo la costruzione di una nuova moschea.
La creazione dell'edificio religioso ha scatenato le ire del partito leghista, al punto che, alcuni rappresentanti del Carroccio, a seguito dell'autorizzazione del comune ad incominciare i lavori, si sono rivolti al TAR, il quale però, ha dato ragione alla comunità musulmana, ed ha emesso che:
“non si è ravvisato il sussistere di alcuno stabile collegamento territoriale tra il luogo di residenza dei ricorrenti e quello interessato dall'intervento edilizio”.
Inoltre, nella stessa sentenza aggiunge:
“lo stesso interesse statutario del movimento Lega Nord è tale da escludere, in ogni caso la sussistenza in capo ad esso di una posizione qualificata differenziata necessitante di tutela in relazione al permesso di costruire impugnato, attesa l'assoluta estraneità ai fini statutari del movimento alla materia urbanistico-edilizia o alle esigenze di tutela dell'ambiente in senso lato”.
Dunque, la moschea in via Urbino verrà presto costruita.
Ma quante e quali sono le confessioni religiose professate in Italia?
Inoltre, perché la religione diffusa dalla Chiesa Cattolica non può più essere considerata la religione professata dalla maggior parte dei cittadini?
Secondo i dati EURISPES, aggiornati al 2006, gli italiani che si dichiarano cristiano-cattolici sono l’87,8% della popolazione, ma solo il 36,8% di questi praticante.
Di questi ultimi, solo il 30,8% si reca a messa ogni domenica, e quando si toccano argomenti di opinione controversa, come aborto, fecondazione assistita e unioni civili la percentuale di coloro che appoggia l’idea proposta dalla Chiesa Cattolica scende ulteriormente.
Più bassa, comunque, rimane la percentuale di coloro che si dichiarano agnostici (il 10,7% della popolazione) e atei (7,8%).
E gli altri?
Le confessioni religiose sono strettamente legate ai flussi migratori che interessano il nostro paese.
Infatti, la seconda confessione religiosa per numero di fedeli in Italia è rappresentata dalla Chiesa Cristiana Ortodossa, che conta oltre 1.300.000 fedeli.
Di questi, circa 900.000 sono romeni, a testimoniare il legame del fenomeno con l’ immigrazione proveniente dall’Europa Orientale del primo decennio del XXI secolo.
Segue l’Islam, i cui fedeli sono cresciuti sensibilmente negli ultimi anni, ma che già a inizio secolo erano un numero considerevole.
I musulmani, quasi totalmente Sunniti, si aggirano intorno a 1.200.000 persone, di cui la maggior parte (il 60%) proveniente dai Balcani (Albania, Kosovo, Bosnia Erzegovina).
Di tutti i musulmani presenti nel nostro territorio, solo 150.000 hanno la cittadinanza italiana, e solo il 13% di questi ultimi pratica regolarmente i riti, mentre il restante 82% si dichiara ateo o agnostico.
Il protestantesimo conta invece, nel nostro paese, almeno 900.000 fedeli, di cui 400.000 sono riuniti nel movimento Pentecostale, mentre gli evangelici valdesi contano 47.500 fedeli.
I testimoni di Geova, invece, sono circa 300.000.
Oltre a queste religioni, la nostra nazione è composta anche da fedeli all’Ebraismo (intorno alle 30.000 unità), al Buddhismo (160.000 persone, in crescita), all’Induismo (115.000 persone), al Sikhismo (circa 70.000 fedeli).
Oggi è presente anche il Neopaganesimo, che secondo alcune stime conta già 15.000 seguaci, in particolare di matrice wiccana, romana, odinista e druidica.
Infine, non sono da dimenticare coloro che, invece, si professano atei e agnostici: secondo le stime dell’EURISPES, in Italia si aggirano intorno ai 4.000.000 cittadini.
Detto questo, in definitiva, coloro che non sono cattolici, in Italia, risultano almeno 7.590.000 persone, che su un totale di 60.705.991 abitanti (persone che vivono sul nostro territorio), rappresentano il 12,50% della popolazione considerata.
Aldilà dell'importanza culturale e territoriale che la Chiesa riveste nella storia del nostro Paese, questi dati mettono in luce quanto, nella realtà, la fede cristiano-cattolica rappresenti oramai una fetta molto ristretta della nostra popolazione.
Nella nostra società, la laicità dello Stato, oltre ad essere un importante valore sancito dalla Costituzione, diventa un presupposto necessario ad ogni discorso o decisione che ricada sui cittadini italiani: diventa la base della democrazia.
E tra i credenti?
È interessante analizzare le opinioni delle persone che si professano come appartenenti alla religione cattolica.
Un sondaggio realizzato dalla società Ipsos-Mori rileva che il 99% della popolazione europea non crede al fondamento del messaggio cattolico, ovvero la resurrezione del corpo dopo la morte.
Nel nostro paese, il 58,5% della popolazione non pensa che dopo la morte vi sia un’altra vita, il 55% non crede all’esistenza di Satana ed il 46,2% non crede alla resurrezione.
Per quanto riguarda l’influenza sulla politica, invece, il 53% degli italiani non vuole che il Papa indichi al governo le politiche da seguire, e il 50% dei sacerdoti afferma che “il prete non lo vuole fare più nessuno”.
Infine, proprio su questi temi, il 28,8 % del popolo italico ritiene che i preti non siano necessari nel dialogo con Dio, e il 54,6% ha un giudizio critico e negativo nei confronti della Chiesa.
Sulle questioni morali, le percentuali non sono molto diverse.
In Italia, si dicono favorevoli al testamento biologico il 76% dei cittadini, all’utilizzo dei contraccettivi il 71,7%, ai rapporti sessuali prematrimoniali, invece, il 69%.
La domanda sorge spontanea: perché essere fedeli a una religione con cui si è in disaccordo sia nei fondamenti che nella morale proposta?
Il 68,9% dei credenti italiani motiva la sua fede con l’essere vissuto in un ambiente in cui prevale questa fede religiosa, anche se i riti religiosi sono noiosi e ripetitivi, almeno secondo il 42,6% della popolazione.
Termino questa panoramica con il rapporto tra gli italiani e le altri fedi.
Il 28,7% degli italiani pensa che lo Stato non tuteli le minoranze religiose, mentre il 38,9% ritiene che, nella pratica religiosa, i musulmani siano più seri e impegnati dei cristiani.
Un ultimo dato: secondo il 61% della popolazione, sarebbe auspicabile, in futuro, una religione basata su poche credenze fondamentali, che unisca cristiani, musulmani, buddhisti e altri credenti.
Dati che destano numerose riflessioni.
Silvia Faletto Baciorda