15.44
Una cornice di palazzi e alberi, Piazza Alimonda: è questo il modo in cui avviene un'incontro collettivo di esperienze e testimonianze e si restituisce la memoria alla città che 10 anni fa ospitò il G8.
Attorno ad un palco, si abolisce l'ignoranza della propria storia, della storia di quelle persone che vollero sognare una cittadinanza migliore, una partecipazione senza antagonismo.
L'arma della paura si consolidò quei giorni.
Ma quei giorni che sono anche i nostri, che oggi rammentiamo non come un passato già invecchiato, ma come quell'idea di un futuro ancora portato sulle nostre bandiere. Dalle nostre mani, quelle idee non sono mai sfuggite, né la speranza di realizzarle.
Carlo Giuliani è una vittima, così dicono gli occhi di coloro che lo conobbero, dei genovesi, degli italiani che lo commemorano ancora adesso. Ma soprattutto fu una vittima di illusioni, caos, fumo e violenza. Quel giorno non è stata solo uccisa una persona, ma la verità della sua morte. Seppellita, impiastricciata come molte altre verità che hanno abitato quelle settimane.
Un decennale denso di parole, emozioni, azioni che si snodano per le piazze e i vicoli di una Genova splendida. Sotto l'insegna di queste iniziative collettive, la gente trova altra gente, scartando le maniere, rinunciando alla retorica.
Il palco, gli applausi e delle letture non sono che frammenti. Necessari per la volontà respirata, adesso, da ognuno di noi, di cambiamento.
18.05
La rabbia e le risate conquistano i cuori.
C'è un trasporto tale da individuare e alienare ogni sentimento di frustrazione. Le parole di Don Gallo, parlano di alzare la testa, di conquistare il nostro posto senza aspettare, senza divorarci l'un l'altro per egoismo. Una risata sulle note e la voce concitata di Andrea Sperella, possono scacciare la malinconia della commemorazione di una morte e fomentare ugualmente il fuoco dell'indignazione.
Ribellarci. Combattere. Conquistare.
Senza rispondere ad un uso della violenza con folli pretese di forza. La nostra forza dev'essere un'altra. Non di vittime. Combattere, essere combattenti lo si dimostra alzando le braccia, gridando, senza ledere ciecamente alle istituzioni che ora sono corrotte, ma che si spera incarnino in futuro il simbolo di giustizia.
da un'esaltata
Margherita Parigini