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MARK COVELL, DIECI ANNI DOPO LA DIAZ

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21 Luglio. Questa è la sera in cui una fiaccolata commemora le ore di quella giornata in cui la fame di violenza ha corrotto braccia intere delle forze dell'ordine. Condannandoli alla loro parzialità e allo strapotere.

La rabbia di chi era rimasto in balia di quelle azioni era così profonda anni fa... si trascina ancora oggi. E non poteva essere argomentata di fronte ad atti folli, così pieni di boria, avvelenati. Era diventata lei stessa cieca e sorda a qualsiasi mediazione, voleva delle vittime. Era diventata la violenza che quel giorno aveva reso l'Italia un paese da odiare.

Avere la forza di resistere a questa rabbia, oggi, a dieci anni di distanza… resisterle, per migliorarci, per rispondere in maniera diversa è la cosa più importante che abbiamo. E' la volontà di essere lontani il più possibile dai mostri che abbiamo conosciuto con la testa coperta dai caschi, qualunque fosse il loro colore.

 

Mark Covell, il giornalista inglese vittima di quella notte, racconta la sua esperienza. La paura che è diventata quella prigione da cui i responsabili continuano a sfuggire.