permesso di soggiorno

Decreto flussi, ritardi nel rilascio del nulla osta al lavoro stagionale

Decreto flussi, i numeri bocciano la legge

Anche nel 2016 solo una domanda su tre per gli stagionali stranieri è stata accettata, spesso con ritardi burocratici che hanno mortificato gli sforzi dei datori di lavoro

Il dato riferito da Coldiretti è quasi sconfortante: nel 2016 a fronte di oltre 44 mila domande presentate per ottenere il permesso di soggiorno in base al decreto flussi in realtà sono stati circa 12mila quelli concessi e ben 19.394 sono rimaste tali solo sulla carta a causa di una burocrazia che ha mortificato i tentativi di mettersi in regola, soprattutto per quello che riguarda gli stagionali dell’agricoltura che invece sarebbero benedetti nei periodo di raccolta.

In base ai dati diffusi dal Viminale per il 2016 sono arrivate 44.649 domande per coprire i 30.850 posti, 17mila dei quali destinati a lavoratori stagionali nel settore agricoltura e turismo e 13.850 tra lavoro autonomo e conversioni.

La maggior parte, pari a 34.306, erano state presentate da datori di lavoro che necessitavano di manodopera nei campi o nelle loro strutture turistiche, ma solo il 20% ha avuto esito positivo (sono infatti 7131). Allo stesso tempo sono arrivate 8939 domande di conversione del permesso e 1404 per lavoro autonomo, decisamente meno dei quasi 14 mila posti disponibili e di queste solo 4325 alla fine sono state approvate.

Numeri molto simili a quelli del 2017 anche se per fare un bilancio finale bisognerà attendere la fine dell’anno. Il problema di fondo, come sottolineano in Coldiretti è che il permesso di soggiorno dovrebbe essere consegnato entro 20 giugno invece arrivi anche con due mesi di ritardo e quindi si riveli inutile per le esigenze lavorative da coprire.

Permessi di soggiorno per lavoro e permessi di soggiorno umanitari a confronto

Il problema di fondo è però rappresentato dal numero crescente di sbarchi in Italia: nel 2015 ad esempio il numero complessivo dei permessi per motivi di lavoro è stato pari al 9% complessivo (a fronte del 56% concessi nel 2007) mentre i permessi di soggiorno per asilo e protezione umanitaria sono passati in otto anni dal 3,7 al 28%.

Il decreto flussi 2017, che fino agli anni passati era un valido strumento per l’ingresso regolare in Italia è diventato quasi inutile e oggi interessa una minima parte di categorie lavorative, come stagionali, tirocinanti e studenti.

I permessi di soggiorno in questi anni si sono evoluti: dopo due anni di quello stagionale si può presentare richiesta per uno stabile e le domande rientrano nelle quote previste per le conversioni. Sulla carta una modifica importante, ma dal 2011 sono praticamente sospesi gli ingressi in Italia per badanti, operaie imbianchini.

E ancora, alla fine degli anni ’90 era stato introdotto il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro con sponsor in Italia, cioé con un tutor che garantiva per la persona che arrivava in Italia. Era stato un grandissimo successo di richieste, ma con la Legge Bossi-Fini del 2001 tutti era stato cancellato.

E sono proprio i numeri a fotografare una situazione drammatica: nel 2008 il decreto flussi prevedeva 150mila posti ed era diretto al lavoro subordinato ma già nel 2009 fu posto un tetto di 80 mila posti solo per gli stagionali con 44 mila domande.

L’anno successivo 98 mila posti per lavoro domestico a fronte di quasi 400 mila domande presentate, anche da chi in teoria non rientrava in quella categoria.

Nel 2012 i posti sono calati a 35 mila, solo per gli stagionali e sono arrivate 60 mila richieste, nel 2013 in tutto 17.850 posti quasi tutti riservati alle conversioni, come nel 2014. Nel 2015 invece 13 mila posti per gli stagionali, più altri 1500 per chi fosse già stato in Italia con permesso stagionale almeno due volte.

Inoltre nel 2012 è stato stabilito che lo straniero rientrante in patria avrebbe perso i contributi pagati in Italia e quindi ora se uno straniero entrato con il decreto perde il lavoro, cerca di rimanere in Italia fino a 65 anni sperando di non perdere così i contributi.


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